Secondo il Rapporto “European Payment Index 2014” l’Italia, tra i paesi europei, è seconda solo alla Turchia per il ritardo nei pagamenti: nel nostro Paese sono necessari in media ben 94 giorni per completare i pagamenti nelle transazioni business2business, contro i 54 giorni necessari in Francia e i 34 in Germania.
Ridurre il ritardo nei pagamenti è una priorità europea: la Commissione UE, con la Direttiva 7/2011, ha indicato in 60 giorni il termine massimo entro cui completare i pagamenti nelle transazioni commerciali, a meno che i contraenti non abbiano concordato tempi più lunghi.
Il ritardo nei pagamenti mette in crisi soprattutto le PMI fornitrici delle grandi imprese, genera perdite di posti di lavoro e di competitività.
Nel 76% dei casi, infatti, i problemi di liquidità sono dovuti al mancato rispetto dei tempi di pagamento.
Pagare i fornitori nei tempi concordati è un atto di responsabilità sociale.
E, inoltre, migliora la reputazione dell’impresa che rispetta i tempi di pagamento nei mercati nazionali e internazionali, ne rafforza la competitività, e crea un circolo virtuoso a vantaggio di tutto il sistema economico.
In Italia è ora possibile aderire al Codice Italiano Pagamenti Responsabili (CPR), messo a punto da Assolombarda sull’esempio del Prompt Payment Code britannico.
Aderendo volontariamente al Codice, le imprese si impegnano a rispettare i tempi di pagamento concordati con i fornitori, e ricevono il “Marchio CPR” che le riconosce come aziende ben gestite e responsabili in materia di pratiche di pagamento.
Nei primi mesi di lancio dell’iniziativa, hanno già scelto di aderire al Codice Italiano Pagamenti Responsabili (CPR) 180 aziende, che effettuano pagamenti regolari per oltre 80 miliardi di euro ogni anno.
L’adesione al Codice è completamente gratuita.
Per informazioni e approfondimenti:
info@pagamentiresponsabili.it