DALLO STAKEHOLDER ENGAGEMENT ALLA MULTI-STAKEHOLDER STRATEGY

Più di 2 Organizzazioni su 3 in Italia promuovono progetti multi-stakeholder, coinvolgendo almeno 3 diverse categorie di interlocutori attraverso – soprattutto – il dialogo diretto. E nel 92% dei casi ne sono soddisfatte, pur non praticando sistematicamente attività di monitoraggio dei risultati raggiunti o dell’evoluzione della collaborazione multi-stakeholder messa in atto. Questi, in sintesi, i principali risultati emersi dalla Ricerca “Dallo Stakeholder Engagement alla Multi-stakeholder Strategy”, che Fondazione Sodalitas ha realizzato nel 2015 con GfK Eurisko ed ha presentato oggi, in occasione de Il Salone della CSR e dell’Innovazione Sociale, durante l’evento “Verso una Multi-stakeholder Strategy”.

Obiettivi e campione
Chiarire le potenzialità della collaborazione multi-stakeholder e mettere a fuoco i fattori che favoriscono e quelli che ostacolano lo sviluppo di una Multi-stakeholder Strategy efficace: questi gli obiettivi alla base del percorso di ricerca sviluppato da Fondazione Sodalitas con GfK Eurisko nel corso del 2015.
In una prima fase, il tema è stato oggetto di un’indagine quantitativa a cui hanno partecipato 141 Organizzazioni tra quelle aderenti al Sodalitas Stakeholder Forum (44% aziende, 28% organizzazioni della società civile, 22% esperti di sostenibilità appartenenti al mondo dell’università e della consulenza, 6% istituzioni). È quindi seguita una fase qualitativa condotta attraverso 3 focus group di approfondimento, cui hanno preso parte 31 Organizzazioni.

Le imprese protagoniste di progetti multi-stakeholder
L’81% delle Organizzazioni partecipa a progetti multi-stakeholder e lo fa promuovendoli in prima persona, da protagonista. Una percentuale, questa, che raggiunge il 90% nel caso delle imprese, che risultano in questo momento il soggetto con maggiore esperienza sul tema.

Processo, stakeholder coinvolti, dialogo
Nelle iniziative multi-stakeholder vengono coinvolte in media 3.5 differenti categorie di stakeholder. Tra queste prevalgono le istituzioni (69%) seguite da comunità (58%), dipendenti (50%), consumatori (49%), Organizzazioni Nonprofit (48%) e fornitori (44%).
In quanto alle modalità di dialogo e coinvolgimento, ciò che prevale nettamente è il contatto diretto, ossia interviste personali (69%), meeting di consultazione (56%) e focus group (38%). Particolarmente limitato invece (8%) l’utilizzo di forum on line, che richiedono una gestione assidua e competenze tecniche non sempre disponibili.

Valutazione dei risultati raggiunti e utilità percepita
La qualità e l’efficacia delle esperienze sviluppate sono giudicate positivamente dal 92% dei rispondenti (promotori o semplici partecipanti), con riferimento particolare alla definizione trasparente degli obiettivi (93%), al coinvolgimento di stakeholder rilevanti (86%), all’efficacia del dialogo (83%), alla disponibilità alla partecipazione (79%) e alla raccolta delle informazioni (77%). Ad attrarre giudizi proporzionalmente meno positivi è stata invece la modalità di monitoraggio: un’attività, questa, che spesso non viene nemmeno prevista ma che invece sarebbe utile sia per misurare i risultati della collaborazione multi-stakeholder che per rilevarne l’evoluzione nel tempo.

Al di là del monitoraggio, comunque, è estremamente diffusa l’idea che una strategia di collaborazione multi-stakeholder sia effettivamente utile per l’identificazione di possibili soluzioni a problemi economici, sociali o ambientali: lo ha dichiarato l’84% del campione.
Le imprese, in particolare, rilevano ricadute positive soprattutto in termini di clima di fiducia con gli stakeholder, reputazione aziendale e rendicontazione sociale; le organizzazioni nonprofit sottolineano miglioramenti soprattutto in termini di rete delle relazioni sociali, visibilità e qualità delle relazioni con le istituzioni pubbliche e il mondo scientifico.

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