FONDAZIONE BARILLA SEMPRE PIù IMPEGNATA PER UN'AGRICOLTURA CHE SIA SOSTENIBILE PER TUTTI

«È sempre più urgente il bisogno di fare sinergia tra tutti gli attori della filiera agro alimentare, collaborando al fine di trasformare la società attraverso nuove regole e paradigmi, nuove soluzioni, nuovi modelli di business e una nuova consapevolezza. La sfida che ci aspetta, da qui ai prossimi anni, è quella di lavorare fianco a fianco per puntare ad un’agricoltura che sia sempre più sostenibile e a un approccio al cibo e all’alimentazione che siano non solo buoni per la nostra salute, ma anche per il pianeta» dichiara Luca Virginio,Vice Presidente Barilla Foundation.

I denutriti cronici sono 795 milioni, un bambino su quattro è affetto da arresto della crescita e l’8% da deperimento. Siamo molto lontani dall’Obiettivo ‘Fame Zero’ delle Nazioni Unite entro il 2030. Infatti, se il livello di fame dovesse diminuire allo stesso tasso registrato dal 1992 ad oggi, nel 2030 più di 45 Paesi – tra cui India, Pakistan, Haiti, Yemen, e Afghanistan – avrebbero ancora un livello di fame tra il “moderato” e l’“allarmante”. Così dipinge lo scenario della malnutrizione il rapporto ‘l’Indice Globale della Fame 2016’ (GHI), redatto da Cesvi e presentato oggi a Milano nella sede dell’ISPI.

Lo studio però rivela anche alcuni segnali positiviil livello di fame nei Paesi in via di sviluppo è diminuito del 29% dal 2000 ad oggi. E nessun Paese in via di sviluppo è risultato nella categoria “estremamente allarmante”. I livelli di fame in 50 dei 118 Paesi analizzati rimangono ‘’gravi’’ (43 Paesi) o “allarmanti” (7 Paesi).  L’Africa a sud del Sahara ha il livello di fame più alto, seguita a breve distanza dall’Asia meridionale. A completamento della classifica dei 10 Paesi con i più alti livelli di famedopo Repubblica Centrafricana, Ciad e Zambiatroviamo Haiti, Madagascar, Yemen, Sierra Leone, Afghanistan, Timor-Est e Niger. A complicare il quadro però sono i 13 Paesi per i quali non è stato possibile raccogliere dati completi. 10 di questi colpiti da crisi e conflitti, tra i quali Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Libia, Sud Sudan e Siria, hanno indicatori come arresto della crescita, deperimento e mortalità infantili allarmanti.

Tante le pratiche e i casi concreti da cui partire per migliorare la lotta alla fame. Come lo Zimbabwe, al 99° posto nella classifica del GHI2016 e, ad oggi, uno dei Paesi dell’Africa a sud del Sahara maggiormente colpiti da El Niño con oltre 2,8 milioni di persone affette da insicurezza alimentare. Il caso studio del progetto‘Shashe Citrus Orchard’ mostra il lavoro di Cesvi che dal 2011 gestisce insieme alla comunità di Shashe, località al confine con il Sudafrica e il Botswana, un aranceto di oltre 90 ettari: il progetto è riuscito a trasformare una zona desertica in una opportunità economica per la popolazione locale.

Tanti gli ospiti che hanno animato la tavola rotonda moderata da Luca Mattiucci, giornalista del Corriere della Sera, sul ruolo del mondo pubblico e privato nella promozione di un’agricoltura sostenibile e di una crescita inclusiva in Italia e in Europa: l’Ambasciatore Pietro Sebastiani, Direttore Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri;Gianpietro de Cao, Policy Officer European Commission, International Cooperation and Development; Luca Virginio, Vice Presidente Barilla Foundation/Chief Communication and External Relations Barilla Group.

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